È davvero consigliabile congelare la cannabis light? Parliamone un attimo…

È davvero consigliabile congelare la cannabis light? Parliamone un attimo... | Justbob

Pubblicato il: 04/04/2025

Il freddo estremo danneggia i tricomi e altera il profilo aromatico della cannabis, mettendo a rischio la sua freschezza e le sue proprietà

Gli aficionados della cannabis light, che spesso coltivano la loro passione anche attraverso l’acquisto di prodotti da collezione come le cime di canapa legale, l’hashish al CBD e tutti gli altri noti prodotti a base di cannabidiolo ormai presenti nel mercato nazionale, sanno quanto sia importante proteggere il prodotto da fattori esterni che ne compromettono la qualità.

Tra le varie soluzioni proposte, il congelamento viene talvolta considerato un’opzione per mantenere la durata nel tempo. Ma è davvero la scelta più adatta? O, invece, ci sono delle considerazioni e delle criticità che rendono questa modalità sconsigliata?

Vediamolo meglio nel seguente articolo.

Vista ravvicinata dei tricomi su una cima di cannabis light | Justbob

La delicata natura della cannabis e dei suoi composti principali

A differenza di quanto si possa superficialmente pensare, la cannabis light non è un prodotto inerte che può essere semplicemente riposto e dimenticato. Al contrario, si tratta di una pianta viva, seppur essiccata e lavorata, che continua a interagire con l’ambiente circostante e a subire processi di degradazione se non conservata adeguatamente.

La sua composizione chimica, delicata e complessa, è il risultato di un equilibrio sottile tra cannabinoidi, terpeni e altri composti bioattivi, che sono responsabili delle sue proprietà uniche e dei potenziali benefici che può offrire. Pertanto, la corretta conservazione della cannabis light non è semplicemente una questione di mantenimento della freschezza per un breve periodo, ma piuttosto un obiettivo fondamentale per preservare nel tempo l’integrità di questo delicato equilibrio chimico e garantire che il prodotto mantenga inalterate le sue caratteristiche distintive.

La fragilità della cannabis light deriva dalla natura stessa dei suoi componenti attivi.

I cannabinoidi, come il CBD, e i terpeni, responsabili dell’aroma e del sapore caratteristici, sono molecole delicate e sensibili a vari fattori esterni. Tra questi, la luce, il calore, l’umidità e l’ossigeno giocano un ruolo primario nel processo di degradazione.

L’esposizione prolungata alla luce, in particolare ai raggi UV, può innescare reazioni chimiche che alterano la struttura dei cannabinoidi, riducendone l’efficacia e modificando il profilo complessivo del prodotto. Allo stesso modo, il calore eccessivo accelera i processi di degradazione e favorisce la volatilizzazione dei terpeni, compromettendo l’aroma e il sapore della cannabis light.

L’umidità, se non adeguatamente controllata, può rappresentare un rischio significativo: un ambiente troppo umido favorisce la proliferazione di muffe e funghi, che possono contaminare il prodotto, mentre un ambiente eccessivamente secco può causare la disidratazione delle infiorescenze, rendendole fragili e polverose e compromettendone la consistenza e l’aroma.

Infine, l’esposizione all’ossigeno, pur essendo inevitabile, contribuisce al processo di ossidazione, che nel tempo può alterare i cannabinoidi e i terpeni.

Leggi anche: Come conservare l’hashish? Ecco i modi più efficaci

Congelamento della cannabis light: uno sguardo ai potenziali rischi

Se da un lato l’idea di congelare un prodotto per preservarne la freschezza e le caratteristiche sembra intuitivamente valida, dall’altro lato, nel caso specifico della cannabis, compresa la variante light, questa tecnica presenta una serie di potenziali rischi e controindicazioni che meritano un’attenta considerazione.

Il problema principale nasce dalla natura stessa della cannabis e dalla delicatezza delle sue parti, in particolare i tricomi, che rappresentano il cuore pulsante della pianta in termini di cannabinoidi e terpeni. Il congelamento, pur essendo una tecnica efficace per la conservazione di molti alimenti, potrebbe non essere la soluzione ideale per un prodotto così complesso e delicato e, anzi, potrebbe paradossalmente comprometterne la qualità anziché preservarla.

È quindi fondamentale analizzare attentamente i pro e i contro del congelamento, valutando i potenziali benefici rispetto ai rischi e considerando alternative di conservazione più adatte e sicure.

Ripartiamo, quindi, dai tricomi: questi piccoli organi ghiandolari, che rivestono le infiorescenze come una brina cristallina, sono estremamente delicati e sensibili alle variazioni di temperatura.

I tricomi sono costituiti da una testa resinosa, dove si concentrano i cannabinoidi e i terpeni, e da uno stelo sottile che li ancora alla superficie della pianta. Quando la cannabis viene sottoposta a congelamento, l’acqua presente all’interno dei tricomi si trasforma in cristalli di ghiaccio. La formazione di questi cristalli, sebbene microscopica, può esercitare una pressione significativa sulle pareti cellulari dei tricomi, rendendoli fragili e vulnerabili.

Durante il processo di scongelamento, questa fragilità intrinseca si accentua ulteriormente, poiché il rapido cambiamento di temperatura e la trasformazione del ghiaccio in acqua possono causare la rottura dei tricomi e il distacco della resina contenente cannabinoidi e terpeni. Questo fenomeno si traduce in una perdita significativa di qualità del prodotto, poiché tali strutture della pianta, una volta danneggiate, non sono più in grado di svolgere la loro funzione di conservazione e rilascio dei composti attivi. Il risultato finale è una cannabis light impoverita, con un aroma meno intenso, un sapore meno ricco e una drastica riduzione delle proprietà dei composti in essa contenuti.

Oltre ai danni fisici ai tricomi, il congelamento può innescare una serie di effetti indesiderati che ne compromettono ulteriormente le caratteristiche. Uno di questi effetti è legato al contenuto di acqua.

La cannabis light, anche dopo l’essiccazione, contiene una certa percentuale di umidità residua che, quando viene congelata, può trasformarsi in cristalli di ghiaccio all’interno dei tessuti vegetali. La formazione di ghiaccio non solo danneggia i tricomi, come già menzionato, ma può anche alterare la struttura cellulare delle infiorescenze, rendendole più fragili e soggette a sbriciolamento. Inoltre, una volta scongelata, la cannabis light potrebbe risultare eccessivamente umida, a causa dell’acqua precedentemente congelata che si libera, creando così un ambiente favorevole alla crescita di muffe e funghi, che possono contaminare il prodotto.

Congelare la cannabis light per conservarla è un errore, ma non per le industrie

Nonostante le controindicazioni evidenziate per la conservazione delle infiorescenze di canapa legale, il congelamento trova una sua applicazione specifica e ben consolidata nell’industria della cannabis, in particolare nel contesto della produzione di estratti e concentrati.

Spieghiamo meglio questo passaggio.

Nell’industria degli estratti, il congelamento della cannabis viene utilizzato principalmente per la produzione di concentrati “live”, come la “Live Resin” e la “Live Rosin” che si distinguono per la loro elevata qualità aromatica e per la ricchezza del profilo terpenico, che riflette fedelmente quello della pianta fresca al momento del raccolto.

La tecnica alla base della produzione di estratti “live” consiste nel congelare le piante di cannabis immediatamente dopo il raccolto, senza preventiva essiccazione o concia. Questo congelamento ultrarapido, effettuato a temperature estremamente basse, ha lo scopo di bloccare i processi enzimatici e di degradazione che iniziano a manifestarsi subito dopo il raccolto e che possono alterare il profilo terpenico e cannabinoide della pianta.

In sostanza, congelando rapidamente la pianta fresca, si preservano al meglio i composti volatili, come i terpeni, che altrimenti andrebbero persi durante l’essiccazione e la concia tradizionali.

La cannabis, così trattata, viene poi utilizzata come materia prima per l’estrazione, attraverso solventi criogenici o tecniche meccaniche a freddo, ottenendo concentrati ricchi di terpeni e cannabinoidi.

Barattolo di vetro ambrato per la conservazione della cannabis light | Justbob

Metodi ottimali per la conservazione della cannabis light

Data la controversia e i potenziali rischi associati al congelamento, è fondamentale orientarsi verso metodi più affidabili per la conservazione della cannabis light. Fortunatamente, esistono diverse tecniche semplici ed efficaci che permettono di preservarne la qualità e l’aroma nel tempo, senza ricorrere al congelamento. Questi metodi si basano su principi di conservazione consolidati e mirano a proteggere la cannabis light dai principali fattori di degradazione sopracitati: luce, calore, umidità e aria.

Il primo e fondamentale passo per una conservazione ottimale della cannabis light è l’utilizzo di contenitori ermetici, preferibilmente di colore scuro o opachi. In particolare sono da preferire i contenitori in vetro, rispetto a quelli in plastica, in quanto non rilasciano sostanze chimiche che potrebbero alterare l’aroma del prodotto e sono meno permeabili all’aria.

Ma, a parte questo piccolo appunto rispetto al materiale dei contenitori, perché devono essere opachi o, ancora meglio, scuri?

È presto detto: è per proteggere la cannabis light dalla luce, in particolare dai raggi UV, che possono degradare i cannabinoidi e i terpeni.

Oltre all’utilizzo di contenitori ermetici, il controllo dell’umidità è un altro aspetto cruciale per la conservazione della cannabis light. Il livello ideale, in particolare, si attesta tra il 58% e il 62%. Un’umidità più elevata favorirebbe la proliferazione di muffe e funghi, mentre un’umidità troppo bassa potrebbe seccare eccessivamente la cannabis light, rendendola fragile.

Per monitorare e controllare questo fattore è possibile utilizzare appositi igrometri, piccoli strumenti che misurano l’umidità relativa e, al fine di mantenere tale valore in un range ottimale, vale la pena prendere in considerazione l’utilizzo di bustine o pacchetti di controllo dell’umidità, disponibili in commercio, che rilasciano o assorbono umidità a seconda delle necessità, mantenendo un ambiente stabile e sano.

Nota bene: è importante sostituire periodicamente questi pacchetti, seguendo le indicazioni del produttore, per garantirne l’efficacia nel tempo.

Infine, la conservazione della cannabis light deve avvenire in un ambiente fresco e buio, con una temperatura ideale tra i 13°C e i 22°C.

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Preservare nel tempo la cannabis light: evita di congelarla!

La conservazione della cannabis light rappresenta un aspetto cruciale per garantirne la qualità, e le proprietà nel tempo. Sebbene il congelamento possa apparire come una soluzione intuitiva per la conservazione a lungo termine, le evidenze e le considerazioni pratiche dimostrano che questa tecnica è controproducente. Il congelamento, infatti, può danneggiare irrimediabilmente i tricomi, alterare il profilo terpenico e creare problemi di umidità, compromettendo significativamente la qualità del prodotto.

Per preservare al meglio la cannabis light, è fondamentale optare per metodi alternativi e più delicati, basati su principi di conservazione consolidati e mirati a proteggerla dai principali fattori di degradazione: luce, calore, umidità e aria. L’utilizzo di contenitori ermetici, il controllo dell’umidità relativa e la conservazione in ambienti freschi e bui rappresentano le strategie più efficaci e sicure per mantenerne intatte le caratteristiche a lungo.

Per questo argomento è tutto: ti aspettiamo sui prossimi articoli di Justbob!

Congelare la cannabis light: takeaways

  • Congelare la cannabis light, sebbene possa sembrare una soluzione pratica per la conservazione a lungo termine, non è generalmente raccomandato per le infiorescenze. Le basse temperature possono danneggiare irrimediabilmente i tricomi, le delicate parti resinose ricche di cannabinoidi e terpeni, compromettendo significativamente la qualità complessiva del prodotto.
  • Per preservare al meglio la cannabis light e mantenerne intatte le preziose caratteristiche organolettiche e chimiche, è fondamentale adottare metodi di conservazione alternativi e più delicati. Questi includono l’utilizzo di contenitori ermetici, preferibilmente in vetro opaco, per proteggere dalla luce e dall’aria, il controllo scrupoloso dell’umidità relativa, mantenendola idealmente tra il 58% e il 62%, e la conservazione in ambienti freschi e bui, lontani da sbalzi termici e fonti di calore diretto.
  • Il congelamento trova una sua specifica applicazione nell’industria della cannabis, in particolare nella produzione di estratti e concentrati come la “Live Resin” e la “Live Rosin”. In questi contesti, le piante vengono congelate immediatamente dopo il raccolto per preservare al meglio i composti volatili come i terpeni. Tuttavia, questa pratica industriale, mirata all’estrazione, si differenzia notevolmente dalla conservazione domestica delle infiorescenze.

Congelare la cannabis light: FAQ

È consigliabile congelare la cannabis light?

No, congelare la cannabis light non è consigliabile. Sebbene il freddo possa sembrare un metodo efficace per prolungare la conservazione, in realtà può compromettere la qualità del prodotto. I tricomi, che sono le strutture responsabili della produzione di cannabinoidi e terpeni, diventano molto fragili a temperature estreme e possono rompersi facilmente, causando una perdita significativa delle proprietà aromatiche e dei composti attivi. Inoltre, il congelamento può influire sulla consistenza e sull’umidità delle infiorescenze, portando a una possibile alterazione dell’esperienza complessiva. Per garantire una conservazione ottimale della cannabis light, è preferibile adottare metodi alternativi che ne preservino al meglio aroma, freschezza e integrità.

Quali sono i rischi del congelamento della cannabis light?

Il congelamento della cannabis light comporta diversi rischi che possono comprometterne la qualità. Il più evidente è la fragilità dei tricomi, che tendono a spezzarsi a causa del gelo e delle variazioni di temperatura durante il successivo scongelamento. Questo porta a una perdita di cannabinoidi e terpeni, riducendo l’efficacia e l’aroma del prodotto. Inoltre, il congelamento può influire negativamente sulla percentuale di umidità delle infiorescenze: l’acqua residua presente all’interno della pianta si trasforma in cristalli di ghiaccio, che, sciogliendosi, possono rendere il prodotto eccessivamente umido. Questo fenomeno crea un ambiente favorevole alla proliferazione di muffe e batteri, mettendo a rischio la sicurezza della cannabis light. Per evitare questi problemi, è consigliabile optare per una conservazione adeguata in un ambiente con temperatura e umidità controllate.

Qual è il metodo migliore per conservare la cannabis light?

Per mantenere la cannabis light nelle migliori condizioni nel tempo, è fondamentale conservarla in contenitori ermetici di vetro scuro o opaco, che proteggano il prodotto dalla luce e dall’aria, due dei principali fattori che accelerano la degradazione di cannabinoidi e terpeni. L’ambiente di conservazione dovrebbe avere una temperatura stabile tra i 13°C e i 22°C, evitando sbalzi termici che potrebbero alterarne le caratteristiche. Inoltre, l’umidità relativa ottimale dovrebbe essere mantenuta tra il 58% e il 62%: un’umidità troppo alta favorisce la crescita di muffe e funghi, mentre un’umidità troppo bassa può seccare eccessivamente le infiorescenze, rendendole meno aromatiche e più fragili. Per questo motivo, può essere utile inserire bustine di regolazione dell’umidità nei contenitori, che aiutano a mantenere costante il livello di umidità senza alterare la qualità del prodotto. Seguendo queste semplici pratiche, è possibile preservare a lungo la freschezza, l’aroma e le proprietà della cannabis light senza ricorrere a metodi rischiosi come il congelamento.